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Il 10 maggio è venuto a Valdocco
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Alle ore 9.00 gli/le allievi/e del CIOFS e del CNOS con i formatori erano tutti ad attenderlo nel Teatro Piccolo Valdocco.

Don Piermario Majnetti era pronto per rivolgergli una serie di domande predisposte in precedenza.


Superfluo dire che il Suo ingresso in Sala è stato salutato da un'ovazione fragorosa.

Fabio D'Anghela ha presentato una breve sintesi della sua figura e soprattutto dei suoi successi sportivi.

E poi sono seguite le domande di Don Pier, e quelle dei ragazzi. Le risposte sono sempre state caratterizzate da molta onestà e umiltà. Ne proponiamo alcune:

•  Fin da giovanissimo ha avuto accanto degli adulti che sono stati un riferimento e accompagnamento nella sua vita e nella sua carriera?
La persona più importante nella mia giovinezza è stato mio padre: di fronte al fatto che agli inizi dell'attività trascurassi lo studio è stato categorico: "Non andrai più a calcio." E io, aiutato dall'allenatore che mi apprezzava molto, ho deciso che avrei tenuto fede ai due impegni. E ci sono riuscito.
 
•  Qual' è la sua esperienza e la sua opinione rispetto al rapporto che esiste tra il rispetto delle regole, della gerarchia, gruppo, ecc. e la riuscita nella carriera sportiva e umana? Che cosa esige di più dai suoi figli?
Le regole per la riuscita nella vita sono fondamentali: nello sport non si possono trasgredire.e sono molte. Io lo esigo anche dai miei figli. Ed es. la puntualità è uno dei punti irrinunciabili.
 
•  Le difficoltà, la paura del fallimento, l'insicurezza nei confronti di se stessi, possono portare alla ricerca o all'accettazione di "un aiuto" attraverso l'uso di sostanze stupefacenti e/o dopanti. Com'è possibile, da una parte resistere a pressioni e condizionamenti, e, dall'altra, reggere la tensione di una "finale" che richiede il meglio delle proprie prestazioni?
L'uso di stupefacenti è una scelta decisamente sbagliata: Le forze le devi trovare in te stesso, nella coesione del gruppo. E poi, anche il fallimento occasionale può far crescere. i miei genitori non mi hanno mai dimostrato di avere "attese" assolute nei miei confronti. non mi hanno mai dato l'impressione di averli delusi o anche solo non soddisfatti pienamente.
•  Sappiamo dell'esistenza della Fondazione Cannavaro - Ferrara. Ce ne vuole parlare?

La fondazione fatta sorgere con Cannavaro ha come scopo quello di aiutare i giovani di Napoli, la nostra città molto amata. Qualche iniziativa: per le strade dove stanno molti giovani, abbiamo fatto installare dei canestri da basket per proporre un'attività sportiva in alternativa all'ozio, alla delinquenza, ecc.

Sosteniamo la formazione professionale di parecchi giovani, la promozione di iniziative di carattere sociale, culturale, sanitario. Finanziamo attrezzature o strutture specifiche. Il nostro nome serve comunque come richiamo.ci sono molte persone che collaborano con noi.

 

•  Lei è responsabile del settore giovanile della Juventus. Come vive questo ruolo, quali obiettivi si pone? Su che cosa punta di più?

Dai giovani che mi sono affidati esigo molto.vorrei che fossero disciplinati come lo siete voi in questo momento.comunque il lavoro è impegnativo ed esaltante.
 
Le domande dei/delle ragazzi/e sono state molto mirate:

•  Quando si arriva in spogliatoio dopo una sconfitta, chi è che contribuisce a "tener su" la squadra, il Mister o altri?

Il compito di sostenere il clima di ottimismo nella squadra è sicuramente del Mister, ma ci sono sempre degli atleti che collaborano in questo senso.
 

•  Qual è il suo rapporto con la Fede?

Io sono cattolico.però non sono molto praticante. ma d'ora in poi lo sarò di più.

 

•  Di fronte al dolore fisico e/o morale, come ha reagito Lei?

Il dolore fisico è una componente abbastanza frequente nella vita degli atleti. Io ho "vissuto" delle fratture che mi hanno bloccato per parecchio tempo. Allora si pensa di più a chi soffre.
 

•  I suoi figli come vivono il fatto di avere un padre famoso, riuscito, molto bravo?

Il fatto di avere un papà famoso, riconosciuto per la strada, salutato, è un grande piacere per tutta la mia famiglia. Ai miei figli, mia moglie ed io, cerchiamo di far vivere una vita concreta nella quale devono costruirsi il loro futuro con impegno, assumendosi le responsabilità senza "sconti".
 

L'atteggiamento cordiale, amichevole e disponibile di Ciro ha ampiamente completato quanto ha detto. Alle 10.15 si è reso ancora disponibile per foto, autografi, sorrisi, strette di mano.

GRAZIE CIRO! Sei veramente un Campione!

 

 

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